Ecco il Contratto di Lavoro: da smart working a formula ibrida
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Il contratto di lavoro: da smart working a modello ibrido

Settembre 24 •
Lettura in 3 min

Mentre tra i media e i social networks si parla della possibilità di tornare a lavorare negli uffici, numerose aziende e Startup sperimentano altri modelli e soluzioni, inclusa la possibilità di rimanere in Smart Working.

Quali sono le alternative all’ufficio tradizionale? Come cambia il contratto di lavoro odierno? Tutte le risposte nell’articolo di oggi.

Smart Working: sappiamo davvero di che cosa si tratta?

Lo Smart Working, o lavoro agile, è una modalità di lavoro alternativa, di cui solo recentemente si è sentito parlare sempre più spesso.

Eppure in Italia ( e nel resto del mondo) questo modello era già funzionante da tempo, tanto che attualmente è regolato dall’art. 18 della legge n. 81 del 2017.

Lo Smart Working si distingue dal modello tradizionale per alcuni aspetti fondamentali quali l’orario e il luogo di lavoro.

Se nel primo caso, infatti, i dipendenti hanno necessariamente l’obbligo di presentarsi in ufficio e rispettare determinati orari, il lavoro agile permette di superare questi di vincoli.

Per cui, possiamo dire che lo Smart Working si distingue per diversi elementi, quali:

– la possibilità di lavorare per obiettivi, e non per ore;

– avere maggiore responsabilità sulle proprie mansioni;

– lo spazio di lavoro non è più inteso come l’ufficio tradizionale, ma cambia totalmente la sua percezione. Esso può essere inteso ovunque, in casa come in un co-working, purché ci siano i migliori presupposti e una connessione internet adeguata;

– lo svolgimento delle attività si basa sull’utilizzo di dispositivi e strumenti tecnologici.

Le caratteristiche del contratto di lavoro

Ecco il Contratto di Lavoro: da smart working a formula ibrida
Il Contratto di Lavoro: da smart working a formula ibrida

Ormai in giro se ne sente dire di ogni, ma va specificato che lo Smart Working non è un contratto di lavoro ad hoc, ma piuttosto una modalità alternativa.

Il contratto di lavoro non si differenzia da quello in presenza e viene stipulato previo un accordo scritto di accettazione da entrambe le parti.

Ai lavoratori in Smart vengono riconosciuti gli stessi giorni di ferie e permessi dei colleghi in presenza. Vengono inoltre tutelati in caso di infortuni, malattie e permessi, anche per quelle prestazioni svolte in itinere.

Il lavoro in Smart Working quindi, viene riconosciuto e regolato dalla legge italiana, anche se sono ancora molti i vuoti normativi presenti nel nostro paese.

Il Diritto alla disconnessione

Un occhio di riguardo merita il tema del diritto alla disconnessione. Si parla sempre più spesso del rischio di bornout lavorativo dovuto soprattutto all’iperconnessione e l’incapacità di alcuni dipendenti di saper “staccare”.

L’utilizzo delle nuove tecnologie come lo smartphone ci permettono infatti di ricevere notifiche e messaggi in qualsiasi momento della nostra giornata, ma le conseguenze, purtroppo, sono innumerevoli.

Tra i lati negativi dell’iperconnessione prevale il rischio di ricevere costantemente notifiche, e-mail e chiamate di lavoro. Un’abitudine che non consente al lavoratore di non separare adeguatamente la vita privata a quella di carriera.

Da questo rischio, si è parlato molto del diritto di disconnessione per ogni lavoratore, soprattutto se questo si trova a lavorare a distanza.

Smart Working e Retribuzione

Un discorso a parte merita il tema della retribuzione, a cui AcademyQue ha dedicato un articolo ricco di spunti. (Leggi qui per saperne di più).

Un tema molto dibattuto recentemente, data la possibilità di introdurre delle reali distinzioni tra i lavoratori in smart e i colleghi che lavorano in presenza.

Una soluzione già sperimentata dalla stessa Google, il primo motore di ricerca nel mondo, che ha deciso di ridurre lo stipendio dei primi e ridimensionato a seconda del costo di vita delle città i cui essi abitano.

Inutile dire che questa notizia ha creato da subito scalpore, dividendo l’opinione delle persone tra chi è d’accordo e chi non lo è affatto.

In Italia però, la legge numero 81 del 2017 che disciplina il lavoro agile, prevede pari tutele e garanzie per i lavoratori. Per cui, non è previsto fino ad ora nessuna diversificazione.

La Formula Ibrida: la nuova normalità?

C’è poi chi non sapendo scegliere tra smart o presenza, corre ai ripari scegliendo la Formula Ibrida, che sembra soddisfare le esigenze di gran parte delle aziende, e anche la preferenza di molti lavoratori.

Di cosa si tratta?

La formula ibrida è anch’essa una nuova modalità di lavoro alternativa e prevede l’alternarsi di giorni in un ufficio in presenza e altri in smart working.

Un meccanismo che agevola i dipendenti nell’accesso alle risorse dell’ufficio, facilitando anche la creazione e il mantenimento della cultura aziendale.

Riduce però un po’ di quell’autonomia e flessibilità che invece gode di chi lavora a distanza, che dovranno al contrario trovare un giusto compromesso.

In molti sostengono che la formula ibrida sia il futuro del lavoro, ma tutt’oggi non esiste ancora un modello sostenibile per tutti i lavoratori.

Sappiamo però che la flessibilità e la qualità della vita è una richiesta trasversale, e parla a nome di qualsiasi generazione. Ed è per questo motivo che è importante rivedere al più presto i termini che regolano le normative nel rispetto del benessere dei lavoratori.

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